martedì 14 novembre 2017

Le quattro casalinghe di Tokyo, Natsuo Kirino



Titolo: Le quattro casalinghe di Tokyo
Autore: Natsuo Kirino
Casa editrice: Neri Pozza
★ ★ 


Dimenticate il significato di thriller, prima di leggere questa recensione. Scordatevi quei romanzi scritti per distrarvi e farvi stare sul filo del rasoio per puro godimento, perché questo non lo è.
Le quattro casalinghe di Tokyo è si un thriller, ma porta con sè una rivoluzione che ha segnato per sempre la cultura di massa giapponese. Ma, come sempre, andiamo con ordine.

Le quattro casalinghe di Tokyo parla di quattro donne che apparentemente sembrerebbero essere solo colleghe di lavoro (impiegate in un'azienda che produce colazioni preconfezionate e per la quale svolgono esclusivamente turni notturni), ma un avvenimento è destinato a unirle per sempre.
Yaoyoi, dopo aver scoperto che il marito la tradisse  e avesse consumato i risparmi di una vita in una sala da giochi, lo uccide spinta da un rancore profondo, da un sogno di rivalsa, da un desiderio di vendetta per essere stata anche soggetto di violenza domestica. La donna arriva così a questo gesto estremo che la porterà a chiedere aiuto alle amiche Masako, Kuniko e Yoshie le quali, per poter aiutare la collega, si troveranno a fare a pezzi il cadavere. 

E' una trama estremamente complessa e che in molte sue parti avrei evitato di raccontarvi, se non fosse fondamentale per un commento il più possibile completo.
La storia si svolge, come è già evidente dalla letture della trama, sotto ambientazioni cupe ed episodi crudi. La Kirino è stata infatti capace di dipingere un quadro clinico, freddo ed estremamente lucido del Giappone di quegli anni. Le quattro casalinghe di Tokyo esce nel 1997 e dopo aver passato diversi anni in sordina, nel 2004 viene nominato ai prestigiosi Edgar Award.  Dopo la nomination , Le quattro casalinghe di Tokyo sale alla ribalta. Tutti ne parlano, nel bene o nel male. La Kirino è riuscita a mostrare il quadro di un Giappone in cui le donne non sono quelle pronte a provare amore, perdono e accondiscendenza nei confronti dell'uomo padrone della casa e della famiglia: per la prima volta, si parla della donna per i suoi sentimenti di rabbia, di vendetta, di odio, della donna capace di nefandezze ,capace di affrontare la vita e di riprendersela lottando.
In questi sentimenti si sono riviste le donne giapponesi, a tal punto che si sono registrati nella nazione risultati spiacevoli: dal 2004 in poi, sono aumentati esponenzialmente i casi di donne (casalinghe) che abbiano ucciso il marito e poi fatto il cadavere a pezzi. 

Il romanzo si è rivelato, dunque, di forte impatto per la cultura di massa giapponese, e di questo ne sono stati consapevoli un po' tutti in questi anni. La Kirino, che per la prima volta racconta la donna nel male, non è stata sin da subito ben vista dai giornalisti che più volte si sono rifiutati di accoglierla nei propri studi televisivi, perché l'immagine della donna offerta dalla scrittrice non era in realtà consona al buon costume. Ma la Kirino si è saputa sin da subito ben difendere, perché ha contrattaccato stabilendo che se fosse stato un uomo a scrivere di uomini, sicuramente tutto sarebbe stato differente. 

Se il romanzo, da un lato, si conferma rivoluzionario e geniale (parleremo dello stile più avanti), dall'altro cade nel finale. Il finale vede come protagonista Masako, la donna cardine attorno alla quale si sviluppa il libro e punto di riferimento del gruppo di colleghe.
 Il problema è che la risolutezza, la scaltrezza e la furba intelligenza che contraddistingue la sua figura per tutto il corso della narrazione, si perde nel finale per essere sostituito dal suo esatto opposto: una donna ipocrita, debole e irrazionale. Tutto perde di significato nelle ultime pagine, tutta la forza femminile sulla quale si basa il romanzo, il sogno di emancipazione e la lotta per una vita libera e dignitosa.
Si aggiunge anche l'evoluzione improvvisata di una "storia d'amore", poi, che diventa malata, diventa ossessione, fuoriuscendo completamente dalla struttura che fino ad ora si stava impostando al libro, per passare ad un finale in cui episodi di violenza diventano segni  o giustificazioni di un'apertura del cuore. E questo, per quanto io stia cercando di entrare nell'ottica di un romanzo che nasce come estremo, esasperato, non trova giustificazioni per il mio pensiero, a maggior ragione se si parla di un romanzo in cui la rinascita della donna ne fa da protagonista.
Insomma, un libro rivoluzionario e geniale rovinato dalle ultime quaranta pagine che sembrano quasi prese da un racconto di bassa lega poi adattato a questo, e che stonano totalmente con i toni che si sono assunti per le precedenti seicento pagine. Una grande, grandissima delusione.


Lo stile, come avevo già anticipato per le ambientazioni, è clinico, freddo ed estremamente lucido. Il problema è la poca scorrevolezza del romanzo che fatica ad ingranare nelle prime pagine e che diventa fluidissimo a partire da metà stesura. Peccato per il finale: anche nello stile il finale pecca di contenuti e di forma. Sembra non solo che la scrittrice abbia fretta di terminare il romanzo, ma che lo faccia anche in malo modo. Insomma, la violenza che diventa amore è instaurata in un rapporto che sorge improvvisamente e che nella sua più completa atrocità, diventa a livello di contenuti e di stile una gran trashata. Infatti, come si potrebbe facilmente desumere, il tutto manca di fondamenta poiché la storia è paradossale, incredibile e inverosimile in ogni sua dimensione. Non posso andare più nei dettagli di quanto io non sia già andata, ma nel caso vi capitasse di leggere il romanzo, poi potrete capirmi. 

parlare del film

VI CONSIGLIO DI LEGGERE IL ROMANZO?
Vi consiglio di leggere il romanzo, si, perché è il racconto audace e fuori dal coro di una scrittrice donna che per la prima volta alza la voce per raccontare le donne. E non le donne docili, amabili, accomodanti, ma quelle violente, capaci di azioni brutali e che di queste ne vanno fiere.
Una prova che tutti dovrebbero leggere perché merita, merita tantissimo.
Questo però vale per tutto il libro escluse le ultime quaranta pagine, alle quali non attribuisco alcun merito e verso le quali mi accompagnerà sempre il grande interrogativo sul come abbia fatto l'autrice a mettere su carta questa idea di amore, con quale coraggio ma soprattutto con quale scopo. 

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