giovedì 9 marzo 2017

Le braci, Sándor Márai




Titolo: Le braci
Autore: Sándor Márai
Casa editrice: Adelphi



Scrivere di questo libro mi mette in seria difficoltà, ma so che se non lo faccio adesso, non lo farò mai più, e sarebbe davvero un peccato non parlarvene. Anche perché, dovete sapere.
Dovete sapere che questo libro è bellissimo, unico nel suo genere. 
Ma andiamo per ordine. 

Trama
Il romanzo si sviluppa attorno alla figura di Henrik, ormai sulla soglia della vecchia, che un giorno riceve una lettera da quello che è stato il suo migliore amico di gioventù, Konrad, che lo avvisa di stare ritornando in città. Henrik prepara tutto perché sia uguale all'ultima cena che insieme hanno avuto, più di quarantuno anni fa, nell'ala del castello che proprio da quel giorno ha chiuso senza più farvi ritorno. Almeno, fino ad ora. Mentre impazzano i preparativi, il vecchio Henrik ripercorre con la mente quella che è stata l'amicizia con Konrad, come sia nata e come si sia sviluppata negli anni, offrendoci , nel contempo, un quadro della sua famiglia e di quella dell'amico, e di come, questo abbia influito sul loro legame. A giocare un ruolo fondamentale sarà anche Krisztina, moglie di Henrik e amica d'infanzia di Konrad ormai defunta, che farà da anello al legame che i tre ancora vantano dopo tutti questi anni. C'è, infatti, un segreto, una porta aperta e mai chiusa, che ha spinto Konrad a tornare dai Tropici, e Henrik ad aspettare perché avesse delle risposte. 
Entrambi sapevano che questo momento sarebbe arrivato, e una sera di quarantuno anni dopo, davanti ad un camino, ripercorreremo insieme a loro, ciò ha rotto gli equilibri delle loro vite, oppure, ciò che ha fatto sì che le carte si scoprissero una volte e per sempre...


Recensione



"Sai, ci sono due modi di guardare le cose: come se uno le stesse scoprendo per la prima volta, o come se desse loro addio."


La narrazione procede dal punto di vista di Henrick, ed è attraverso i suoi occhi e i suoi pensieri che vediamo il dipanarsi delle scene, Tra i ricordi e i momenti presenti, ciò che emerge maggiormente è il lungo monologo che il protagonista inizia, e continua anche nel momento in cui avviene l'incontro con l'amico Konrad. Della sua figura, infatti, l'autore si servirà per riaprire in Henrik il canale dei ricordi e dar vita a una lunga orazione in cui affronterà, per la prima e l'ultima volta, un viaggio nella memoria che lascerà a Konrad un ruolo assolutamente marginale. 
Durante tutta la lettura, saremo ammaliati dalla "presenza scenica" di Henrik e dalla sua orazione. Ruba la scena a tutti, e cattura la nostra attenzione. Non importa a cosa noi stiamo pensando; non importa dove ci troviamo: saremo rapiti. Rapiti dalle sue parole, rapiti da ciò che lui ha provato e che proveremo a nostra volta. E' senz'altro notevole il senso di empatia che ci lega a Henrik. 
Una cosa che mi ha colpito, poi, e che credo di non aver mai provato in nessun altro romanzo con questa intensità, è che durante l'incontro tra i due amici di gioventù, ho avuto l'impressione di essere lì con loro. L'impressione di alzare gli occhi e vedere le alte mura di quella stanza, di abbassarli e vedere le fiamme ardere. Di voltarmi alla mia sinistra e vedere Konrad che stringe la testa tra le mani, e Henrik davanti a me, con la fermezza, il distacco e sicurezza di aver trovato, nella solitudine di quegli anni nel castello, tutte le risposte alle sue domande.

"Nella solitudine si impara a comprendere ogni cosa, e non si ha più paura di niente."

 Insomma, mi sono sentita in tutto e per tutto vicina a loro, o, meglio, a lui, il nostro Henrik. La figura di Henrik ammalia, affascina, e la saggezza, il modo di scrutare il mondo e la vita che anni di solitudine gli hanno insegnato, non lascia indifferenti. Le sua riflessioni, la sua lucidità, i suoi ricordi e le sue risposte si trasformano anche in risposte per noi a domande che ancora non avevamo mai avuto il coraggio di porci. Avremo risposte a domande che ancora non avevamo avuto il coraggio di porci, vi rendere conto? Ci spinge a farci delle domande nonostante abbiamo lì, a portata di mano, le risposte... 
Lo stile è piuttosto impegnativo, non posso negarlo. Sono meno di duecento pagine ma, ragazzi, si tratta di duecento pagine pregne di filosofia. Non solo racchiude un mondo, ma anche un'intero modo di pensare, un'intera filosofia, e questo è, a parer mio, più unico che raro.
 Questo libro è di una bellezza rara, in tutte le sue sfaccettature: prosa, contenuti, riflessioni, domande e risposte... Provo ammirazione, rispetto e posso dirvi, in tutta franchezza, una cosa. So, adesso, che effetto fa provare le farfalle nello stomaco.
Sento che tutto ciò che potrei ancora scrivere, e tutte le più belle parole che potrei trovare, continueranno a  non esprimere a pieno ciò che ho provato leggendolo e ciò che è stata l'esperienza di questo romanzo per me. 
Non posso dirvi sia un romanzo che segna, ma posso dirvi sia un romanzo che .
Vi farà viaggiare in un turbinio di emozioni...
Allora, che aspettate a partire? 


Voto
★ ★ ★ ★ 

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